Hic et nunc. Valeva per i romani e vale anche per noia assediati dal corona Virus. Concentriamoci sul qui ed ora, sul contesto della paura: sacra e importantissima paura, il nostro mezzo innato di difesa. Da non confondere con l’ansia, la sua parte nociva e paralizzante, spiega la psicoterapeuta Laura Castaldini.

Un Esempio? Temere di ammalarsi rientra nella sfera della paura e ci aiuta a seguire le norme anticontagio; invece, dire” intanto, mi ammalerò anch’io è frutto dell’ansia tossica, con le sue previsioni che prima o poi accadrà qualcosa di brutto.

Dal risveglio quotidiano a quando ci abbandoniamo al sonno (e magari anche durante i sogni), ne ha eccome, di spunti. << Il rischio è che diventi regista della nostra vita. E infatti disturbi depressivi, atti di autolesionismo, scompensi alimentari e rischi suicidari crescono a livello esponenziale>>.

Oltre alla prima linea degli ospedali, c’è un insieme di fronti. <<Da quello delle coppie costrette alla convivenza forzata o, ancor peggio, delle donne vittime di violenza domestica, di chi vive in solitudine, di chi deve affrontare il lutto senza il conforto dei rituali della nostra pietas, dopo non aver potuto nemmeno potuto tenere la mano del proprio caro in agonia.

A tanti vengono a mancare l’abbraccio consolatorio, le visite, le parole che aiutano ad affrontare il dolore di una perdita>>.

COSA POSSO FARE PER TE

Viviamo giorni tragici e capovolti. E riusciamo anche a sentirci più vicini nonostante le distanze di sicurezza. O magari proprio grazie ad esse.<<Ora c’è una frase magica che ci aita nel rapporto con il prossimo. E’ “posso fare qualcosa per te?”, ben più propositiva del motto a lungo termine “andrà tutto bene”.

E’ fondamentale entrare in empatia con gli altri senza essere giudicanti. Così, al <<non esagerare>> è preferibile il <<ti capisco>>, sono preoccupato anch’io>>. Intanto, per la psicoterapeuta è il momento di <<condividere, anzi contagiarci con pensieri positivi: ben vengano social, sms, WhatsApp, video, fotografie. Senza diventare ossessivi, certo. Diamo creatività ai nostri pensieri, alleniamoci, puntiamo su un’alimentazione sana qualitativa e non quantitativa, cerchiamo persone alleate a noi che possano aiutarci a risollevarci con ottimismo e ironia. Non restiamo 24 ore al giorno in pigiama, curiamo il nostro aspetto, sfruttiamo il tempo>>. Il coronavirus ci ha riportato sulla terra. Fragili, ma non impotenti. <<Volontaria in Africa, ho imparato questa frase di Martin Luther King:” Può darsi che non siate responsabili per la situazione in cui vi trovate, ma lo diventerete se non fate nulla per cambiarla”,

Salvaguardiamo la nostra integrità interiore grazie a riferimenti positivi: ricordiamo come abbiamo superato situazioni di pericolo, rivalutiamo i nostri affetti ed i nostri cari>>. Non sempre è facile. <<Si hanno notizie di un’impennata di maltrattamenti famigliari e di divorzi: la quarantena, con le sue alte dosi di stress, ha fatto saltare molti patti coniugali>>.

COPPIE A RISCHIO

Più che mai servono indulgenza ed empatia. << E ricordiamoci che le nostre sono anche reazioni a una situazione tutt’altro che normale>>. Che ognuno può vedere in modo diverso: c’è chi ad esempio è più concentrato sui pericoli per la salute e chi sulle ripercussioni economiche: Più che mai valgono le magie quotidiane. <<Quindi sì alla piccola progettazione che risollevi l’umore della coppia: poniamoci traguardi comuni a portata di mano.

Lasciamo spazio al bell’imprevisto, alla sorpresa: il fiore raccolto in giardino (fortunato chi ce l’ha), la candela accesa, il ricordo condiviso di un album fotografico: tutto può servire. Mentre non è il caso di rivangare vecchi attriti, problemi legati ai soldi o discussioni su suoceri o parenti>>.

Intanto, però, oltre le porte sigillate si amplifica anche l’emergenza dei maltrattamenti in famiglia.

<<C’è il rischio che ora le donne subiscano e sopportino di più. Ricordiamolo per l’ennesima volta: basta una telefonata al 1522 dei Centri antiviolenza, per non essere più sole>>. Una mascherina nasconderà anche i lividi, ma non deve chiuderle la bocca a chi ha bisogno di aiuto.

<<Bisogna essere attenti ai silenzi delle vittime, che difficilmente parlano di sé, e cercare di riconoscere i segnali di disagio inviati dai bambini (dall’ irritabilità, alle paure improvvise, ai disturbi del sonno e all’inappetenza)>>.

MEDICI E INFERMIERI  

C’è poi il mondo più esposto.

<<Tra medici, infermieri e oss molti stanno soffrendo psicologicamente: nessuno è abituato a vedere tante morti – dice Laura Castaldini -.

Un’ortopedica bergamasca mi ha raccontato: “Di giorno lavoro senza pensare ad altro. Di notte piango”.  La mia più cara amica, ginecologa a Vaio, ha smesso di chiedersi quanti bambini ha visto nascere. Ora la domanda è sui decessi>>. Donne e uomini ora straziati in corsia rischiano disturbi post traumatici o sindromi da burnout.

La stessa psicoterapeuta, che continua i percorsi con i propri pazienti soprattutto attraverso Skype, avverte la pressione. <<Che cosa mi aiuta? La vicinanza di mio marito, la sua fiducia>>.

Da questa prova si può uscire più affiatati come coppia. E più ricchi come persone, consapevoli della bellezza di ciò che non sapevamo vedere sotto i nostri occhi.<< Quando accadrà, avremo tolto la corona al virus per metterla sulla nostra testa: ognuno di noi è re o regina della propria vita>>.