Foreste oltre il punto di non ritorno nel 2040, se non freniamo il riscaldamento globale

(Rinnovabili.it) – Da serbatoi a fonti di anidride carbonica. Le foreste potrebbero iniziare a rilasciare in atmosfera più CO2 di quanta ne riescono ad assorbire, in un cambiamento radicale che si potrebbe verificare già entro i prossimi 20 anni. E’ uno degli effetti del riscaldamento globale, il cui impatto sulla capacità di carbon sinking delle foreste è dirimente per determinare l’andamento della temperatura globale nei prossimi decenni. E, di conseguenza, anche l’efficacia delle nostre politiche climatiche e l’adeguatezza degli obiettivi internazionali.

Ad oggi, la terra assorbe quasi un terzo delle emissioni di anidride carbonica di origine antropica attraverso le piante. Questa capacità potrebbe essere dimezzata entro i prossimi due decenni, all’attuale tasso di riscaldamento globale. E’ il risultato di un nuovo studio pubblicato su Science Advances e condotto da ricercatori della Northern Arizona University, del Woodwell Climate Research Center e dell’università di Waikato in Nuova Zelanda.

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Gli studiosi hanno analizzato i dati rilevati negli ultimi 20 anni in luoghi rappresentativi di tutti i biomi terrestri. La ricerca si è concentrata sullo stabilire a quale temperatura la vegetazione tende a lavorare in modo ottimale, e a quale aumento della colonnina di mercurio corrisponde invece un tasso di emissione di CO2 superiore a quello di assorbimento. Studi del genere sono stati condotti in precedenza, ma in laboratorio. Questa ricerca è la prima a basarsi su dati reali e riflette l’effettivo comportamento delle piante.

In questo modo, i ricercatori hanno identificato dei veri e propri punti di non ritorno, cioè le soglie di temperatura oltre le quali, in ciascun bioma, la capacità di carbon sinking decresce rapidamente innescando un meccanismo di feedback che porta a una maggiore concentrazione di CO2 in atmosfera e a temperature globali più alte. Attualmente, il limite è già stato superato nel 10% della biosfera terrestre. ma ai tassi attuali di riscaldamento globale, sottolinea la ricerca, ben metà del globo terrestre supererà il punto di non ritorno.

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(Rinnovabili.it) – La rete idrica ora si ripara con l’intelligenza artificiale. Anzi la si previene. Lungo un acquedotto, non tutte le perdite sono uguali. Le migliori, ad esempio, sono quelle che non si verificano. Per scongiurare una perdita, però, c’è solo una cosa da fare: sostituire la condotta prima che questa si rompa.

Per quella che si chiama “manutenzione predittiva” dell’acquedotto Hera porta il futuro nel sottosuolo grazie a una collaborazione con l’università di Bologna e Rezatec, realtà aziendale attiva nel campo data analytics e dell’intelligenza artificiale; sta infatti testando un algoritmo che individua i punti della rete a maggior rischio di rottura, per pianificare di conseguenza le sostituzioni mirate delle condotte. Dopo una fase di test nei comuni di Santarcangelo di Romagna, Riccione e Cattolica, nel corso del 2021 il progetto si estenderà anche nel territorio di Forlì-Cesena, coinvolgendo complessivamente 2.800 chilometri di rete.

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Il Gruppo Hera è il secondo operatore nazionale del servizio idrico integrato e nel territorio emiliano-romagnolo gestisce 27mila chilometri di acquedotto. L’intelligenza artificiale potrebbe risolvere tanti problemi legati alla manutenzione, basti pensare che la sostituzione di 100 metri d’acquedotto comporta almeno 15 giorni di lavoro. Si tratta – viene spiegato – di un “ulteriore passo in avanti intrapreso”, che si aggiunge “a un articolato programma di ricerca attiva delle perdite”; sul punto Hera integra da tempo metodologie di tipo tradizionale con tecnologie all’avanguardia, come i satelliti e i raggi cosmici.

Sul contenimento delle perdite l’azienda si attesta già tra “le migliori realtà nazionali: mentre gli acquedotti italiani perdono ogni giorno una media di 24 metri cubi di acqua per chilometro di rete, il territorio emiliano-romagnolo servito da Hera evidenzia una realtà capace di limitare le perdite giornaliere a 9,1 metri cubi di acqua per chilometro”. In particolare “negli ultimi tre anni le sole attività di ricerca attiva hanno permesso di individuare 2.700 perdite occulte” che una volta riparate hanno permesso di recuperare “circa 7 milioni di metri cubi di risorsa idrica. Ancora più significativi alla luce dei cambiamenti climatici, questi risultati sono resi possibili “dagli oltre 100 milioni che il Gruppo investe ogni anno nel comparto idrico, dei quali ben 30 milioni sono destinati al rinnovo delle condotte”.

L’algoritmo di intelligenza artificiale ha l’obiettivo di individuare i punti dove è più probabile che la rete si rompa, per prevenire le rotture attraverso una manutenzione programmata. Inoltre grazie a un’analisi con l’università di Bologna sui fattori che aumentano il rischio di rottura, è stato possibile aggiornare le Linee guida che orientano la scelta del materiale per i rinnovi delle condotte. L’obiettivo è individuare la soluzione specifica tenendo in considerazione il contesto, il tipo di terreno e la temperatura ambientale per minimizzare il rischio di rottura.

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L’algoritmo ‘a pesi dinamici’ elaborato da Rezatec, ha studiato i fattori che possono determinare la rottura di una condotta, da quelli endogeni (età, materiale e diametro della condotta) a quelli esogeni (temperatura, tipo di suolo, livello di profondità della falda, radici presenti nel terreno e cedimenti); poi elaborando queste informazioni, insieme con i dati sulle perdite effettive di anni precedenti, ha provato a ‘indovinare’ dove si erano verificate le perdite nel 2018, già registrate da Hera. I risultati hanno convinto l’azienda a proseguire la sperimentazione.

Il progetto – viene osservato – arricchisce l’approccio integrato con cui Hera sta affrontando “la sfida del contenimento delle perdite idriche, combinando la ricerca attiva – che ha uno dei suoi punti di forza principali nella distrettualizzazione delle reti – e una gestione adattiva della pressione dell’acqua erogata che risponda in maniera sensibile e performante alle variazioni della domanda idrica e la manutenzione predittiva della rete acquedottistica”. Infine un’efficienza maggiore è attesa anche sul fronte della telelettura dei contatori, funzionale non soltanto per la fatturazione ma anche per un controllo puntuale e in tempo reale dei consumi massimi e minimi delle utenze, indispensabile per regolare in modo intelligente la pressione dell’acqua.